“Sport dilettantistici“: così Gabriele Gravina ha etichettato tutto ciò che non è calcio in una conferenza stampa successiva all’ennesima mancata qualificazione della nostra Nazionale ai Mondiali.
Viviamo in un mondo in cui il calcio la fa da padrone, nel bene e nel male, e tutto il resto viene spesso screditato. Un mondo in cui i successi degli sport cosiddetti “minori” durano l’estasi di poche ore, mentre i fallimenti del calcio vengono analizzati e discussi per anni.
Dietro un’Italia con gli occhi fissi sul pallone, esiste un mondo di sacrificio che purtroppo rimane ancora troppo spesso nell’ombra. Sono 40 le medaglie olimpiche conquistate a Parigi 2024 e 30 quelle nell’edizione invernale di Milano-Cortina 2026: in tutto questo trionfo azzurro, il calcio non c’è.
Del calcio romantico, fatto nelle strade con i sogni nel cuore, è rimasto poco; oggi è divenuto sinonimo di business. Si preferisce osannare il profitto piuttosto che un mondo “nascosto” dove il denaro non è lo scopo finale, ma il mezzo per onorare una passione.
In una visione dello sport dove spesso basta correre dietro a un pallone per 90 minuti per guadagnare milioni di euro, esistono atleti che lottano quotidianamente con le proprie forze, ottenendo risultati storici che durano purtroppo solo lo spazio di una pagina di giornale, quando (e se) presente. Tutto questo per riuscire a trovare, a stento, un paio di sponsor che permettano loro di continuare a praticare la disciplina che amano.
Ciò che fa realmente rabbia è il contrasto etico. Nel calcio si è abituati a vedere atleti che si lanciano a terra, rotolando e fingendo sofferenze estreme per enfatizzare un fallo. Nel mondo della ginnastica, invece, la realtà è opposta: abbiamo visto Elisa Iorio affrontare una finale olimpica con un infortunio alla caviglia, lottando senza batter ciglio per il bene della squadra. Abbiamo assistito al ritorno di Niccolò Mozzato e Thor Maresca, entrambi segnati da gravi infortuni alle ginocchia, che sembravano aver già scritto la parola fine sulle loro carriere. Eppure sono ancora lì, a sfidare il destino per i propri obiettivi, senza riflettori puntati addosso e senza parole di troppo. Per loro non esistono simulazioni, esistono solo la magnesia sulle mani e il duro lavoro.”


Il mondo ginnico: una storia di eccellenza
Si tende a nascondere le storie di ragazzi cresciuti con il desiderio di lavorare e sacrificare tutto per un obiettivo. Il mondo della ginnastica, che ci sta particolarmente a cuore, ne è l’esempio lampante.
A Parigi 2024, cinque ragazze hanno scritto la storia, e non lo hanno fatto a parole, ma sulla pedana. Alice D’Amato, Manila Esposito, Elisa Iorio, Angela Andreoli e Giorgia Villa, oro, argento e bronzo olimpico, hanno lasciato casa, famiglia e amici da giovanissime, guidate solo dai loro sogni. Le loro giornate sono fatte di ore infinite in palestra a ripetere gli stessi esercizi fino alla perfezione, di infortuni superati in silenzio e a testa basta, di una vita fatta di disciplina. È la voglia di non arrendersi mai e di portare in alto il nome di una Nazione che, pur non considerandole quanto meriterebbero, viene rappresentata con immenso orgoglio.
Accanto a loro brillano i nomi di Asia D’Amato, campionessa europea e vicecampionessa mondiale, di Martina Maggio, e di tutte le ginnaste che ogni giorno lavorano duramente nell’ombra.

Non è da meno il movimento della ginnastica maschile, uno spazio conquistato con le unghie e con i denti.
Il punto di svolta è arrivato nel 2022, quando la squadra maschile ha conquistato il tetto d’Europa, vincendo l’oro continentale per la prima volta nella storia. Quel successo non è stato un episodio fortuito, ma il coronamento di un percorso fatto di cadute e risalite.
Dopo un digiuno olimpico durato otto anni, il successo storico di Liverpool 2022 è un momento decisivo, riportando i ragazzi ai Giochi. Questo non è accaduto per merito di terzi, ma perché questi atleti dedicano la vita a un obiettivo che nessuno può portare via loro.
Vantiamo con orgoglio squadre Senior e Junior che ai Mondiali ci vanno con carattere e talento. Abbiamo giovani pluripremiati a livello europeo come Tommaso Brugnami, specialisti di caratura mondiale come Gabriele Targhetta, e campioni del calibro di Nicola Bartolini (oro mondiale nel 2021). Insieme a lui, il talento di Yumin Abbadini (terzo All-Around in Europa), Lorenzo Casali, Mario Macchiati e Carlo Macchini hanno restituito alla ginnastica maschile la dignità olimpica che le spetta.
Dall’altra parte abbiamo la ritmica, con le individualiste Sofia Raffaeli, bronzo olimpico a soli 20 anni, e Milena Baldassarri, unica ginnasta a centrare due finali olimpiche, quelle delle olimpiadi di Tokyo e Parigi, che si allenano/si sono allenate in una palestra il cui intonaco cade sulle loro teste, i riscaldamenti non funzionano a dovere, questo perché le loro infinite medaglie non sono bastate per concedergli un posto adeguato dove potersi preparare; e la squadra, le “farfalle azzurre”, che solo nel 2018 hanno avuto una struttura adeguata per allenarsi, a 14 anni dalla loro prima medaglia olimpica. Per tutte loro, chiaramente, non sarebbe previsto alcun supporto economico, se non fosse per le forze dell’Aeronautica Militare e delle Fiamme Oro i cui stipendi, tuttavia, non riescono a coprire completamente le grandi spese che questa disciplina richiede, in quanto ben più bassi di qualunque stipendio di un calciatore di Serie C, che quest’ultimo porti risultati o no. Parliamo delle stesse spese che molte ginnaste ad alti livelli, tolte loro e poche altre, coprono da sole e, delle volte, sono motivo di ritiro, poiché insostenibili.

Ma la ginnastica non è sola. C’è la Pallavolo, un movimento che da anni domina i palcoscenici internazionali e che vanta entrambe le nazionali Campioni del Mondo in carica. Squadre vere, capaci di sacrificarsi l’uno per l’altro per restare ai vertici mondiali ogni singolo giorno; eppure, spesso, il loro merito si esaurisce nello spazio di una colonna di giornale.
E poi c’è il Tennis, con un Jannik Sinner che sta gridando al mondo che l’Italia c’è. Vincendo titoli Slam e trionfando sui campi più prestigiosi come Wimbledon, Sinner sta dando a tutti una lezione di umiltà: composto nella lotta come nella vittoria, mai una parola fuori posto. Ci insegna che lavorare su se stessi è l’unica chiave per cambiare le cose. Insieme a lui, una squadra che ha riportato in Italia la Coppa Davis per due volte, e il duo straordinario formato da Sara Errani e Jasmine Paolini, oro olimpico a Parigi, che cercano di farsi spazio a gomitate in un mondo che ancora fatica a dare loro un riconoscimento dignitoso.
E poi c’è il Nuoto, una corazzata che da anni non smette di stupire e che a Parigi 2024 ha confermato l’Italia tra le potenze mondiali della vasca. È il mondo di chi ha fatto dell’acqua la propria forza e la propria casa. Risultati straordinari come l’oro di Nicolò Martinenghi nei 100 rana e quello di Thomas Ceccon nei 100 dorso sono la prova di un’eccellenza che nasce da una programmazione perfetta. Insieme a loro, leggende come Gregorio Paltrinieri, capace di salire ancora sul podio olimpico tra i giganti del fondo, e una squadra che macina record in ogni staffetta. Sono atleti che passano ore nel silenzio del cloro, lontano dai riflettori, dimostrando che la continuità e la fame di vittoria sono l’unico vero motore del nostro sport.
Non si può tacere davanti al potere dell’atletica italiana, passata da sorpresa a certezza assoluta. È l’Italia di Nadia Battocletti, che riscrive la storia del fondo, del talento purissimo di Mattia Furlani, oro mondiale a 19 anni, e della potenza di Leonardo Fabbri, oltre i 23 metri. Insieme a loro, la costanza di Antonella Palmisano, l’esplosività di Andy Diaz e la velocità di Lorenzo Simonelli rendono la nostra nazionale una certezza. Atleti che, chilometro dopo chilometro, dimostrano che con il sacrificio si può correre più veloci di qualunque pregiudizio. E poi c’è la leggenda di Gianmarco Tamberi, l’uomo che ha sfidato il destino. Dalla ferita di Rio 2016 all’oro di Tokyo, ‘Gimbo’ è l’esempio vivente di come la resilienza trasformi un infortunio in gloria eterna. È la risposta più pura a chi definisce ‘minore’ il sacrificio di chi consacra la vita a un salto verso l’impossibile.

Per non parlare degli atleti paralimpici come Bebe Vio, Alex Zanardi, Ambra Sabatini e altri numerosissimi atleti che non si sono fatti abbattere da ciò che per qualsiasi persona sarebbe stato un punto di chiusura, e invece hanno saputo renderlo un inizio dimostrando a noi tutti che c’è sempre una ripartenza
Infine, c’è il ruggito dei motori, dove l’Italia non smette di dettare legge. È il talento cristallino di Kimi Antonelli, pronto a prendersi il futuro, e la fame di Marco Bezzecchi e Pecco Bagnaia, due volte Campione del Mondo. Due romagnoli doc e un piemontese, capaci di farsi largo in un mondo spietato abbracciando la paura della velocità per dominarla ogni volta che la visiera si abbassa. Sono piloti che mettono il cuore oltre la paura, dimostrando che la paura si può superare, rendendo i propri obbiettivi realtà.
Mentre qualcuno aspetta ancora un gol per festeggiare, l’Italia di questi sport ha già sollevato trofei mondiali in silenzio, quasi chiedendo scusa per il disturbo.
Tutto ciò non vuole essere una sterile polemica, ma vuole aprire gli occhi su quella che ad ora è una realtà tenuta spesso lontano dagli schermi perché “minore” o, volendo usale le parole del presidente Gravina, “dilettantistica” che negli ultimi anni ha portato alla nostra Nazione lustro, così come numerosissimi altri sport considerati alla pari. Vogliamo porre una riflessione: è proprio questo che vogliamo insegnare ai nostri giovani? Che esistono sport di serie A e di serie B? Vogliamo seriamente denigrare il lavoro di numerosissimi atleti che ogni giorno entrano in palestra a denti stretti, nonostante i dolori e gli infortuni, per raggiungere un sogno che arriva solo ogni quattro anni?
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Crediti delle immagini in copertina: Simone Ferraro e dei fotografi della redazione di TheGymspecialist





