Sydney Saturnino: ”Enrico Casella mi ha stupito! Mi ha proposto molte alternative perché non smettessi”

Qualche settimana fa, Sydney Saturnino ha annunciato il ritiro dall’attività. Per alcuni la notizia è stata un vero e proprio fulmine e ciel sereno, per altri, i più attenti, la cosa sembrava già essere nell’aria.

La notizia arriva direttamente dal suo profilo Instagram:

”Dopo ben 10 anni, circa tre mesi fa, ho deciso di chiudere la mia “carriera” da ginnasta. Non è facile lasciare qualcosa che per tanto tempo mi ha fatto stare bene ma ho preso una decisione importante e sono contenta così”.

La ginnasta cresciuta a Ischia nella società di Mario d’Agostino da circa un anno si era trasferita a Lissone nelle fila della GAL.

sydney saturnino

 

1. Come hai iniziato e quando hai capito che saresti potuta arrivare ad alti livelli?

Ho iniziato quando avevo 7 anni, ero una bambina che saltava dappertutto infatti mi chiamavano ”grillo”. Ero andata a vedere un saggio, mi era piaciuto molto quindi avevo deciso di iscrivermi a ginnastica artistica, poi a sette anni e mezzo ho iniziato a praticarla seriamente quando il mio ex allenatore Mario d’Agostino è venuto a Ischia da Napoli e ha aperto una nuova società. Lui aveva grandi progetti, io ero piccola quindi mi sembrava tutto irrealistico poi pian piano andando avanti avevo capito che potevo fare una ginnastica seria.

2. Ricordi il momento in cui ti è arrivata la proposta di trasferirti a Lissone? Raccontaci cosa hai provato.

Era luglio del 2016, un periodo un po’ incasinato in quanto avevo solamente due opzioni: o smettevo di fare ginnastica o mi trasferivo. Inizialmente dovevo andare a Milano poi mi scrisse Sofia Arosio e mi chiese di andare alla GAL perché ne sarebbero stati tutti contenti. Io conoscevo solo lei quindi avevo un po’ paura di come poteva essere il tutto, avevo timore di non entrare subito nell’ottica GAL Lissone però nonostante questo sprizzavo gioia da tutti i pori. Dissi di si senza pensarci due volte. Mi sono messa in contatto con il Presidente e la settimana dopo ero già a Lissone.

3. Come sono stati i primi tempi così lontana da casa e senza i tuoi affetti? C’erano molte differenze tra il metodo di allenamento di Ischia e quello nuovo?

Inizialmente ero talmente eccitata e contenta che non sentivo la mancanza di nulla anzi, ad esempio, finivo un allenamento e volevo già che fosse il giorno dopo per farne un’altro. A proposito di questo, si, c’erano molte differenze da Ischia e Lissone in quanto ad Ischia facevo solamente un allenamento al giorno mentre a Lissone ho iniziato a farne due tre volte a settimana e ovviamente con ritmi più pesanti però non è stato così traumatico perché allenatori e compagne mi aiutavano ed erano dalla mia parte.

4. Come sei riuscita a superare i momenti di sconforto in questi mesi?

Sinceramente non ho avuti molti momenti di sconforto. Solo prima degli EYOF quando non sono potuta partire, sono tornata a casa dai miei. Mi hanno aiutata dicendomi che avrei avuti altre occasioni e che non dovevo buttarmi giù solo perché avevo mancato quell’occasione. Invece nei mesi di gennaio/febbraio, le mie compagne e i miei allenatori mi sono venuti incontro e hanno sempre fatto il possibile per aiutarmi quindi diciamo che sono andata avanti grazie a loro ma soprattutto grazie ad Alexia che è diventata come una vera e propria sorella per me.

5. Ghent ti ha ufficialmente consacrata tra le papabili per Tokyo 2020. Dopo quella gara è cambiato qualcosa nella tua testa? Hai pensato di essere un po’ più vicina al tuo obiettivo?

Si da poco ero entrata a far parte del ROG (Road to Olympic Games), ovviamente le Olimpiadi sono un po’ il sogno di tutti però sinceramente non me le sono mai poste come un vero e proprio obiettivo, ho sempre preferito pormi un obiettivo alla volta e raggiungerlo pian piano senza sognare troppo in grande. Dalla gara di Ghent è cambiato parecchio dal mio punto di vista perché sono molto pessimista quindi questa vittoria mi ha dato la possibilità di credere nelle mie capacità, cosa che non ho mai fatto e quindi mi ha stimolato molto.

6. Ora che hai smesso, hai detto definitivamente no alla ginnastica o continuerai come allenatrice o magari come giudice?

Una volta che smetti penso sia impossibile dire definitivamente no alla ginnastica, è uno sport che ti rimane impresso nel cuore e regala tantissime emozioni sia dentro che fuori il campo gara. Io ho tanto amore e tanta passione per questo sport quindi ci sto già pensando a fare l’allenatrice ma fare il giudice non mi piacerebbe, mi annoia un po’. Quindi seguirò la ginnastica, se potrò andrò a qualche gara e perché no, magari ogni tanto farò anche un salto a Lissone per andare a trovare la mia società in palestra.

7. Come hai maturato la decisione di smettere? Ricordi un momento preciso in cui hai detto basta o è stata una decisione graduale?

E’ iniziato tutto a fine ottobre/inizio novembre, non c’è stato nessun evento in particolare che ha fatto scatenare il tutto, era solo un periodo di ”crisi” che può capitare a chiunque solo che non ne ho mai parlato a nessuno perché non volevo farlo pesare agli altri e secondo me questo è stato lo sbaglio più grande perché magari se ne avessi parlato con qualcuno la situazione sarebbe migliorata e la cosa ancora peggiore è che io facevo sembrare che andasse tutto bene quindi nessuno se ne era accorto neanche chi come Alexia mi era più vicina. Poi verso metà febbraio sono scoppiata, quindi a poche settimane dalla gara visto che c’era un clima un po’ più teso ho deciso di smettere.

8. Come hanno reagito i tuoi allenatori, Enrico Casella e le tue compagne alla notizia del tuo ritiro?

Sono rimasti tutti un po’ perplessi perché nessuno se lo aspettava però nonostante questo hanno fatto di tutto per venirmi incontro e per aiutarmi a far si che fossi felice anche se infondo sapevano che se la decisione che avevo preso era quella nessuno mi poteva far cambiare idea in quanto sono molto testarda. I miei allenatori dopo la prima tappa di Serie A mi hanno concesso una settimana di libertà infatti sono tornata a Ischia e qui ho potuto decidere tranquillamente quale fosse la decisione per me più giusta. Tornata su dopo quella settimana sono andata a parlare con Enrico che mi ha stupito molto! Mi ha proposto tantissime alternative per far si che io continuassi nel modo più tranquillo possibile e quindi sono rimasta molto contenta di questo mentre per quanto riguarda le mie compagne, sono quelle che sono rimaste peggio perché è come se avessero perso una sorella, condividevamo e ci dicevamo tutto però nonostante ciò mi avevano detto ”se sei felice tu, siamo felici anche noi”.

9. Qual è il ricordo più bello che hai legato alla ginnastica? Hai mai avuto un gesto scaramantico?

Come gesto scaramantico, prima di ogni esercizio chiudevo gli occhi e ripercorrevo tutta la routine in mente. Un’altro è che dopo il saluto contavo fino a 3 prima di iniziare l’esercizio.

Il ricordo più bello penso sia Ghent ma in realtà un po’ tutti, non saprei dire di preciso.

10. Cosa ti mancherà di più della ginnastica?

Credo tutto ma se dovessi scegliere penso lo spirito di squadra in allenamento ma soprattutto in gara, l’esserci l’una per l’altra e diventare una cosa sola.

 

Ringrazio ancora una volta Sydney per l’immensa disponibilità e gentilezza, non ho dubbi che riuscirai ad avere tante soddisfazioni anche al di fuori della ginnastica ma è certo che la tua mancanza si farà sentire.

 

Disclaimer: è necessario citare The GymSpecialist (attraverso il tag) sui vari social qualora si voglia ripostare l’intervista intera o in parte.

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