Brasile, lo scandalo abusi sessuali non si ferma: ”Era ossessionato da me!”

Dopo lo scandalo che ha sconvolto USA Gymnastics, questa volta è il turno del Brasile.

In quattro mesi di indagini, quarantadue ginnasti rivelano di aver subito abusi da dall’ex tecnico della nazionale brasiliana Fernando de Carvalho Lopes.
Tra di loro c’è Petrix Barbosa, medaglia d’oro ai Giochi Panamericani del 2011.

Lo scandalo nello sport americano gli ha ricordato un dolore insopportabile, che ha cercato per oltre dieci anni di seppellire. Petrix era stato abusato durante l’infanzia dal suo primo allenatore.

Mosso da un sentimento di indignazione, e forse anche da un inconscio tentativo di richiesta d’aiuto, Petrix ricorse ai social network: il 16 gennaio, approfittando di una pubblicazione su Facebook del fotografo della Federazione brasiliana di ginnastica, Ricardo Bufolin, si sfogò:

“Avete considerato che tutte le testimonianze in Brasile iniziano ad apparire? I numeri sono consistenti!!! E tutti quelli che hanno chiuso gli occhi e hanno fatto finta di non sapere, o hanno deciso di fare battute… continueranno ad essere ciechi e fingere di essere politicamente corretti!”.

Il commento di Petrix Barbosa è passato inosservato. Ma ha dato inizio a questo reportage. Un’indagine durata quasi quattro mesi, più di 80 persone sono state ascoltate, in particolare ginnasti.

Dal momento in cui quarantadue di loro hanno affermato di essere state vittime di qualche tipo di abuso fisico, morale o sessuale da parte di Fernando de Carvalho Lopes, tecnico che ha fatto carriera al Mesc (Movimento de Expansão Social Católica), club sportivo privato nella città di São Bernardo do Campo, a São Paulo, per due anni ha fatto parte del comitato tecnico della squadra di ginnastica maschile brasiliana: ha allenato Diego Hypolito e Caio Souza fino a quando non è stato rimosso dalla squadra olimpica un mese prima dei Giochi di Rio 2016, quando è stato denunciato da un minorenne.

In due anni, il processo si è risolto in un nulla di fatto. Ma gradualmente, stava motivando le vittime a rompere il silenzio. Ad anni di distanza, molte persone hanno parlato di nuovo, per ricordare quello che era successo non solo all’interno del Mesc, ma anche fuori.

All’inizio di aprile, una delle vittime ha creato un gruppo su WhatsApp. Attualmente ci sono undici persone. Molte andavano e venivano, non volevano riaprire le ferite.
Ma il seguente messaggio è stato condiviso per la stesura di questo reportage:

“Lo scopo di questo gruppo è quello di unire TUTTI quelli che si sono allenati al club MESC a São Bernardo con l’allenatore FERNANDO LOPES così da avere giustizia per gli atti da lui commessi.

I crimini di FERNANDO sono: molestie sessuali, bullismo, stupro, aggressione verbale e fisica.

Abbiamo diverse persone che hanno subito questi crimini e sono qui con la speranza di avere giustizia, poiché molti hanno denunciato di essere stati vittime di abusi sessuali.

Se conosci qualcuno che può aiutarci ad avere giustizia, per favore comunicacelo. Vogliamo rendere giustizia a tutti, compresi quelli che non sono più tra noi, come il nostro grande amico e fratello D.S. Questa è la nostra occasione, facciamo ciò che è giusto. Se hai passato qualcosa, aiutaci ad avere questa giustizia.

Questa è la nostra occasione, facciamo ciò che è giusto. Vale la pena ricordare che nessuno sarà esposto, identificato, rivelato, ecc., Il processo funziona in assoluto anonimato e solo le parti interessate (noi) hanno accesso.”

Durante la redazione del servizio, le vittime affermano di aver subito abusi morali, aggressioni fisiche e violenze sessuali. Crimini commessi in maniera sistematica durante quindici anni.
La prima testimonianza di abuso risale al 2001, l’ultimo episodio è del 2016. Le vittime appartengono a diverse generazioni della ginnastica e per motivi personali preferisco rimanere nell’anonimato.

“Ogni giorno mi faceva una pressione psicologica troppo elevata per un ragazzino di dieci anni. Voleva entrare in bagno insieme a me e spiarmi. Dormire nel mio letto quando non volevo. Mi sono svegliato con lui, non so quante volte, con la mano nei miei pantaloni. Non riuscivo a dormire perché non stava fermo. Ci sono molte altre persone che hanno subìto le stesse molestie. Non voglio che accada mai più.”

Così ha parlato per la prima volta Petrix Barbosa, una delle vittime più famose di Fernando Carvalho Lopes.

Quando Petrix Barbosa ha deciso di rilasciare un’intervista per questo reportage, ha subito chiarito: “Vi mostrerò il mio volto.” Per chi vive con questo ginnasta di 26 anni, l’atto di coraggio non sorprende. Era il momento di sfogarsi, il momento di rivelare il doloroso passato dopo tanto tempo. Prima di registrare questa intervista, non aveva ancora detto ai suoi genitori cosa fosse accaduto.

Medaglia d’oro ai Giochi Panamericani del 2011, è una figura costante nella nazione brasiliana di ginnastica artistica. Lui racconta di aver subìto abusi sessuali fin dall’infanzia. Tra le quaranta vittime intervistate per questo reportage, lui è quello che ha avuto maggior successo in questo sport, ma è anche uno dei casi più segnati dalla persecuzione per mano dell’allenatore Fernando de Carvalho Lopes.

“Ero piccolo. Lui aveva un’ossessione per me che non potrei mai spiegare. E tutti lo sapevano, lo sapevano eccome.”

La carriera di Petrix Barbosa nella ginnastica ebbe inizio all’età di 7 anni, al Mesc. È stato portato in palestra dalla sorella, che si stava già allenando nel club. Cominciò a cercare di imitarla e attirò l’attenzione di Fernando.
Fu quindi invitato a fare un test il giorno dopo. Nello stesso “setaccio” c’era un altro nome importante della ginnastica maschile brasiliana, Sérgio Sasaki, che divenne amico per la vita.

“Abbiamo iniziato la ginnastica insieme. Fernando è stato il nostro primo allenatore al Mesc, il mio primo club. Insieme siamo diventati imbattibili. Abbiamo vinto qualunque cosa.” Ricorda Barbosa.

Secondo ciò che racconta, il comportamento di Fernando nei suoi confronti è iniziato a cambiare circa tre anni dopo, quando aveva dieci anni.  Era già visto come una delle principali promesse della ginnastica artistica. Ma i suoi risultati eccellenti nascondevano un profondo dolore.

“Tutti i giorni era una lotta. Mi portava in bagno per controllare i miei genitali con la scusa di verificare il mio sviluppo. Sapevo che era sbagliato. Sempre di più, cercava dei modi per entrare in quella situazione “, ricorda la ginnasta.

Petrix è stato dieci volte campione brasiliano e ha perso i conti dei titoli a São Paulo. Quindi era sempre in viaggio per partecipare alle gare. Il ginnasta ricorda che l’ossessione di Fernando era soffocante.
“Ogni volta che andavo a dormire, a casa sua o in albergo, voleva dormire con me a letto, ma poi dormivo sul pavimento.
Lui diceva sempre ‘’no, Petrix dormirà sul letto con me’’. Tutti guardavano, e qualche volta cercavano di portarmi via, ma lui non lo permetteva. La sua ossessione era nei miei confronti. Soffocavo, soffocavo, soffocavo.”

Un’altra vittima, che viveva con Petrix al Mesc e allo stesso tempo sostiene di essere stata molestata, ricorda l’attaccamento di Fernando al suo compagno di palestra.

“Di sicuro Petrix è stato colui che ha sofferto di più. C’è stata una competizione in cui siamo andati. E all’alba mi sono svegliato perché avevo sete. Ho svegliato un altro atleta per accompagnarmi perché avevo paura. Era buio. E quando mi sono alzato, ho visto nel letto Fernando con Petrix”. Sostiene la vittima B, che ha rinunciato allo sport a diciassette anni, non sopportava più l’abuso.

Petrix non capiva perché Fernando avesse questa ossessione nei suoi confronti.

“Sapevo che questa persecuzione non era normale. Un giorno ho detto, “Non ce la faccio più, ho bisogno di uscire da qui.” Le voci correvano in altri club. E andrò via da qui il più velocemente possibile, perché non ne posso più.”.

Anche se i risultati arrivavano, Pétrix non era più un bambino felice. Più volte pianse disperatamente, sicuro di non poter più vivere in questo modo. E non condivideva con la sua famiglia quello che stava vivendo.

A tredici anni, Petrix Barbosa, è riuscito a lasciare la Mesc, non riusciva più a convivere con tutto questo. A quell’epoca, Carvalho era già uno dei tecnici più prestigiosi nel panorama della ginnastica artistica brasiliana.

Durante sei anni, Petrix Barbosa ha sofferto molto per mantenersi in piedi ed è riuscito ad andare avanti. Un risultato storico poi è arrivato: nel 2011 la squadra brasiliana, è stata campione a squadre nei Giochi panamericani di Guadalajara.

L’anno seguente, non riuscì a qualificarsi per la squadra olimpica, ma rimase come riserva a Londra per Sérgio Sasaki, che partecipò alla competizione individuale.

Il sogno olimpico è rinviato a Rio 2016. Petrix si allenava nel Flamengo, dove stava raggiungendo un risultato importante, accanto a campioni come Diego Hypolito, Sergio Sasaki e Caio Souza.

Ma nel maggio 2013 i quattro ginnasti decisero che era ora di trovare un nuovo club, per continuare a lavorare insieme. L’anno seguente è comparsa una buona opportunità: São Bernardo era riuscita a avere un investimento per costituire una nuova squadra di ginnastica. C’era solo un problema: l’allenatore era Fernando de Carvalho Lopes.

“Non mi sarei mai più allenato con lui. Ma non potevo dire agli altri le vere ragioni della mia decisione. Ancora una volta ho dovuto soffrire da solo, ma ero determinato nel raggiungere il mio sogno.”

Nel marzo del 2014 conquista la medaglia d’argento alla sbarra durante una delle tappe della Coppa del Mondo.  Ma ha dovuto fermarsi perché si è infortunato alla schiena.

Poi ha preso un nuovo colpo; Fernando de Carvalho Lopes è entrato a parte della commissione tecnica della nazionale brasiliana di ginnastica artistica maschile.

Petrix racconta che era difficile gareggiare accanto a lui, visto tutti i ricordi orribili che aveva.

“Lui mi disse che, durante le riunioni degli allenatori, era il primo a votare per me.  Ed è allora che, all’età di 25 anni, ho detto per la prima volta che non avevo bisogno che qualcuno si dispiacesse per me. Gli dissi apertamente che ero io a doverlo compatire perché ricordavo cosa mi aveva fatto quando ero piccolo.

E lui disse: “Oh, Petrix, sono sposato, ho due figli.”. Risposi: “Non significa niente, quando farò rapporto alla polizia, crederanno a quello che dico io”. Lui è rimasto in silenzio.”

Petrix ricorda il giorno in cui è apparsa la notizia della denuncia di abuso nei confronti di Fernando de Carvalho Lopes.

“Mi sono svegliato e tutti mi chiamavano. In breve… tutta questa situazione mi ha rovinato la mia. E oggi vediamo l’enormità del caso. Siamo solo alla punta dell’iceberg.”

Con la presenza di Carvalho nella nazionale, Petrix è calato nel rendimento e non è riuscito a far parte della nazionale che sarebbe andata a Rio 2016.

Di nuovo entrò in un periodo di riscoperta di se stesso. Si è fermato a Miami, negli Stati Uniti, dopo aver accettato un invito da parte di Yin Alvarez, un campione olimpico cubano che lo aveva osservato per anni nelle competizioni giovanili. Nel marzo dello stesso anno, Petrix fu invitato a partecipare al circuito di ginnastica francese, e fu in grado di qualificarsi nelle finali che si sarebbero tenute a giugno.

“Continuerò comunque e riuscirò a vincere la mia medaglia olimpica. È un sogno e nessuno mi porterà via.”

Petrix Barbosa non ha ancora chiesto alle autorità di denunciare gli abusi subiti da Fernando de Carvalho Lopes. Ma dopo aver rivelato pubblicamente – e alla sua famiglia – tutto il trauma che è passato, promette di farlo quando tornerà in Brasile.

TESTIMONIANZE

Durante i quasi quattro mesi di indagini, quarantadue vittime di abusi fisici, morali o sessuali hanno condiviso le loro testimonianze.

Di seguito, si riportano parte della testimonianze di tre vittime. Sono testimonianze forti, in cui rende cosa hanno attraversato e come hanno cercato di andare avanti.

ATTENZIONE! ALCUNE TESTIMONIANZE POTREBBERO URTARE LA SENSIBILITÀ.

VITTIMA A – 23 anni

“Ho iniziato a fare ginnastica a 6 anni. Mi ha chiamato per allenarmi a São Bernardo do Campo, lì al Mesc Club, dove si allenano solo i migliori. (…) Mi è davvero piaciuto allenarmi. Ho sempre voluto competere. (…) Oltre a commettere molestie morali, ha commesso anche molestie sessuali contro di me. (…) Mentre ci ha aiutava negli esercizi, chiaramente ci ha faceva sbagliare solo per toccare le nostre parti intime.”

“(…) Tutti quelli che hanno lasciato São Bernardo hanno subito bullismo. Il martirio non era concluso, pensavo che fosse finita quando lasciai São Bernardo, ma le voci correvano negli altri club e facevano battute. Le battute erano fatte apertamente. Ero imbarazzato nel sentirle. Sapere ciò che ho affrontato e continuare a soffrire davanti a tutti, è stato doloroso. “

“(…) Ho deciso di affrontare questo ora. Sono riuscito a superarlo. Non dimenticherò mai cosa è successo, ma so come affrontarlo. Oggi posso avere la maturità di vedere che non ho fatto niente di sbagliato. Chiunque l’abbia fatto è stato lui. “

VITTIMA B – 26 ANNI

” All’età di 5 anni, andai in palestra e la frequentai fino all’età di 17 anni. (…) Un amico mi portò al Mesc. (…) ho passato dodici anni con de Carvalho. (…) È molto difficile cominciare a ricordare questi episodi perché li avevo superati ormai. Fernando ha dato i privilegi, ma le delusioni erano maggiori. Mi ha dato una borsa di studio. Oggi mi sono diplomato in una delle migliori scuole private di São Bernardo.”

Quando ho deciso di interrompere la ginnastica, i miei genitori hanno divorziato e sono quasi sicuro che lo abbia fatto per starmi vicino. Quindi, concedermi una borsa di studio sarebbe un modo per lui di portarmi dalla sua parte. Uno scambio di favori, diciamo. Fu in quel momento che cominciai ad avere piena consapevolezza di quello che sarebbe successo. Fu molto intelligente perché mi ha preso in un momento di debolezza psicologica. (…)

È iniziato quando avevo 10 anni. Quando abbiamo iniziato ad allenarci al mattino e alla sera. (…) Abbiamo pranzato al club e, in quel periodo, dopo il pranzo facevamo una doccia per andare a scuola nel pomeriggio; lui ci ha sempre seguito in bagno per poterci spiare. È iniziato così. E poi negli esercizi, mentre ci aiutava ci toccava i genitali. Ho pensato che fosse molto strano e poi mi sono allenato con altri due tecnici che non hanno mai avuto un comportamento simile. Sono tornato ad allenarmi con Fernando e lui continuava a farlo. (…) Poi iniziammo a viaggiare per via delle competizioni e lui voleva sempre stare da solo con me nella stanza.

Di sicuro Petrix è stato colui che ha sofferto di più. C’è stata una competizione in cui siamo andati. E all’alba mi sono svegliato perché avevo sete. Ho svegliato un altro atleta per accompagnarmi perché avevo paura. Era buio. E quando mi sono alzato, ho visto nel letto Fernando con Petrix”.

“Quando cadevamo dalla sbarra, ci afferrava per la gola e ci faceva salire di nuovo. (…) Avevo paura di lui. (…) Non è facile. Oggi mi guardo indietro e dico: “guarda, sono stato maltrattato dal mio allenatore”. Come si può accettare? Grazie a Dio, mia moglie accetta il mio passato e mi supporta.”

VITTIMA C – 22 anni

“Quando avevo 10 anni, ho iniziato ad allenarmi a São Bernardo e sono rimasto lì. Nel 2009, è stato il mio anno migliore. Sono stato selezionato per la nazionale, sono arrivato secondo in Sud America. In due anni a São Bernardo con Fernando come mio allenatore.

All’inizio, andava bene. Ho iniziato ad allenarmi. Nella seconda settimana, sono già iniziate alcune strane situazioni. Si è strusciato su di me durante alcuni esercizi. Era l’unico modo in cui mi aiutava.

Man mano passava il tempo, abbiamo iniziato a parlare tra noi atleti su certi fatti. Mentre stavamo andando a fare il bagno abbiamo cercato di chiudere la porta a chiave. Abbiamo pure comprato una tenda per metterla nella doccia. (…) Cercava sempre di entrare nelle docce con la scusa di fare una chiacchierata. Continuava a guardare le nostre parti intime e continuava a chiedere di toccare il nostro pene.

Quando mi sono trasferito a São Caetano, tutti i tecnici lo sapevano. (…) Tutti i tecnici hanno scherzato sull’argomento. (…) Soprattutto Marcos Goto. Questi episodi di bullismo non accadevano solamente al São Caetano ma anche in altri club. Tutti i tecnici sapevano cosa stava succedendo. Lui deve pagare per questo. “

PROCESSO

La prima deposizione che accusa l’ex allenatore di ginnastica artistica maschile brasiliano Fernando Lopes de Carvalho, che ha dato inizio alle ricerche da parte della polizia civile, risale all’8 giugno 2016, due mesi prima dell’inizio delle Olimpiadi di Rio. L’indagine va avanti sotto segreto giudiziale.

Tredici persone citate nel processo devono essere ancora ascoltate, e questo che ritarda il completamento dell’indagine. Alcuni di loro vivono fuori dallo stato di São Paulo o all’estero – devono testimoniare per lettera raccomandata. Nuovi testimoni possono essere convocati, a seconda del bisogno.

Il ritardo nel completamento dell’indagine causa angoscia alle vittime. Uno dei ginnasti che accusa Fernando de Carvalho Lopes di abusi e che ha testimoniato alla polizia, mette in dubbio il fatto che la denuncia sia avanzata. Fernando continua a lavorare tranquillamente presso il Mesc, a São Bernardo.

“Avevamo la sensazione che il caso non esistesse più, che non fosse andato avanti, che sarebbe finito lì. Era una sensazione angosciante. Siamo andati lì per raccontare come stavano le cose. E la sensazione che avevamo era che fosse finita. Nessuno ha ulteriormente continuato l’indagine. Ciò che mi ha infastidito di più è stato vedere che ha continuato a lavorare, che ha continuato ad avere questa vicinanza con gli atleti. Non è stato fatto nulla al riguardo.”  riferisce la vittima D.

I genitori del bambino che ha fatto la prima denuncia nel 2016 sono ancora in attesa della risoluzione del caso. Ricordano il sentimento di fragilità quando sono venuti a conoscenza degli abusi contro il figlio.

“È una miscela di sentimenti che non si possono definire. Pensi che tuo figlio sia al sicuro lì, ma non lo è. Il senso di colpa è troppo grande. Ma ora sta bene. Continuerà a perseguire il suo sogno di diventare un atleta”.

Articolo: Bea Leonor Ruiz
Fonte: globo.com
Disclaimer: le foto appartengono ai loro legittimi proprietari
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